Psicoterapeuta Gestalt Torino: Renata Fumi

Sono una Psicoterapeuta individuale e di gruppo ad orientamento bioenergetico e transpersonale iscritta all’Ordine degli Psicologi del Piemonte. La mia formazione attraversa la Psicologia Umanistica, la Gestalt, la Bioenergetica e la Psicologia Transpersonale con un’attenzione particolare all’integrazione di corpo, mente e spirito. Sono stata allieva di Teddy Grossman e socia del centro White Dove di Genova dal 1985 al 1992; dal 1993 lavoro a Torino.
Dal 2003 tengo corsi sulla violenza per il personale dell’Ospedale San Giovanni Battista di Torino.

Mi occupo in particolare del rapporto con la malattia e la guarigione in una prospettiva globale, che considera la salute emotiva e la salute fisica come due facce della stessa medaglia. Credo che, a volte, abbiamo bisogno d’un luogo protetto e rispettoso nel quale dedicarci dolcezza, cura e amore per ritrovarci.

Coautrice, tra cui Teddy Grossman, del libro Le radici della spiritualità

Renata Fumi

PSICOTERAPEUTA


“Ci sono momenti della vita in cui si ha bisogno di riflettere ed essere ascoltati, soprattutto quando si crede d’aver sbagliato, o si è indecisi. Sia che ci sia stato un evento significativo o traumatico, sia che si tratti d’un momento difficile, una psicoterapia può aiutare a gestire le difficoltà.”


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VISIONE

Bioenergetica Torino

Principi fondamentali del mio lavoro sono:

Empatia – Non giudizio – Approccio umanistico, olistico e sistemico


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ATTIVITA'

Gruppi Seminari Corsi e Conferenze

Le attività di gruppo e di formazione che conduco sostengono lo sviluppo delle capacità individuali in un contesto protetto e privo di giudizio. Per crescere, abbiamo bisogno di ambienti nei quali sperimentare dolcezza, incoraggiamento e gioia.

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Se ad ogni bambino di otto anni insegnassimo a meditare elimineremmo la violenza nel mondo nel giro di una generazione

Dalai Lama

Quando si perdona non si cambia il passato, si cambia il futuro

Anonimo

Se fate amicizia con voi stessi non sarete mai soli

Maxwell Malz

Ci sono momenti della vita in cui si ha bisogno di riflettere ed essere ascoltati, soprattutto quando si crede d’aver sbagliato, o si è indecisi. Sia che ci sia stato un evento significativo o traumatico, sia che si tratti di un momento difficile, una psicoterapia può aiutare a gestire le difficoltà per vivere con maggiore

Renata Fumi

“Guarire è lasciar andare la paura”

Jerry Jampolsky

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Il Blog di Renata Fumi Psicoterapeuta Torino

Le varie forme di narcisismo patologico

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Caratteristiche principali:
• Grandiosità
• Necessità d’ammirazione (entitlement)
• Mancanza d’empatia e invidia
• Arroganza e presunzione
• Suscettibilità alla vergogna e fragilità dell’io

2 grandi sotto gruppi:

• Grandioso, o overt
• Vulnerabile, o covert

Il grandioso gioca in attacco, è arrogante ecc.
Il vulnerabile gioca in difesa, evita tutti i costi il rifiuto e quindi è falsamente umile ed empatico. Evita le prove, tende alla rinuncia e comprende gli altri. Sostiene la fantasia della grandiosità.

I confini fra i 2 sotto tipi sono però mobili, sia gli overt che i covert possono essere di gravità estreme e ci sono casi molto diversi in entrambi i gruppi.
Hanno in comune un eccessivo senso di riferimento agli altri per il proprio senso di sé e una bassa autostima. Ricercano l’approvazione.

Per sopravvivere al vuoto e allo spegnimento interiore la regolazione dell’autostima è centrale.

Esiste poi un terzo tipo, il narcisista patologico maligno. Questi hanno una totale assenza di empatia e hanno identificato il proprio sé ideale con personalità crudeli e sadiche. E spesso non sono trattabili in psicoterapia.

L’asse tra vuoto e vergogna da un lato, e grandiosità manifesta e nascosta dall’altro è centrale. Se non riescono a mantenerlo stabile, e ad essere orgogliosi, diventano psicopatologici.

Diventa dominante il disprezzo finché prevale il conflitto fra grandiosità e rabbia: se non realizzano la grandiosità la loro autostima è minacciata.

Se il fallimento viene percepito da loro, i narcisisti possono accedere a una depressione, avendo perso la grandiosità, loro scopo principale. Questa depressione non è però il problema del narcisismo patologico, il problema è quando NON c’è nonostante i fallimenti esistenziali. Infatti, in questo caso prevale l’invidia e la rivalsa che portano alla paranoia. Qui il narcisista patologico può diventare dissociato e frammentato. Il timore di essere umiliato e di provare vergogna può dare luogo ad acting out rabbiosi e aggressivi.

Nel covert timore dell’umiliazione e tentativo di coprirlo con falsa umiltà ed empatia che spinge ad avere una pseudo benevolenza che permette d ricevere ammirazione e sostenere la grandiosità Se invece non arriva possono diventare evitanti.

Possono anche blandire l’altro per venire ammirati, se però non arriva provano odio.
Ci sono vari livelli di gravità:
• Mancanza di depressione davanti a fallimenti reali
• Mancanza di agentività, dipendenza dagli altri senza poterlo ammettere. Diffidenza e rabbia, anche odio, verso gli altri da cui dipendono.
• Negazione bisogni affettivi può essere totale e rende devastanti le relazioni
• Mancanza di empatia e senso reale è forse l’aspetto più grave
• Bassi livelli metacognitivi, soprattutto nella comprensione della mente altrui.

Conseguenza della negazione dei bisogni affettivi è che adottano strategie aggressive di controllo per ottenere qualche soddisfazione. Se l’altro non si sottomette vanno verso ostilità e paranoia. Possono anche dissociarsi, frantumarsi.

La mancanza d’empatia può essere cognitiva, emotiva e/o interpersonale. I narcisisti non hanno senso morale, che è di due tipi: uno empatico e uno Kantiano. Il narcisismo maligno non ha senso morale Kantiano e spesso non sono trattabili in psicoterapia.

LA TERAPIA

Nella relazione terapeutica emergono dei cicli interpersonali problematici in cui il terapeuta sente di dover agire in modo anti-terapeutico e quindi violando l’alleanza terapeutica. È normale sentirsi spinti a questo ed è importante esserne consapevoli.
Ciclo centrato sulla competizione, il narcisista è sprezzante del terapeuta che si sente misconosciuto e spinto a sgonfiare il pallone gonfiato. Se il terapeuta si rende conto del suo stato d’animo si rende conto di sentirsi come il narcisista e questo permette una comprensione empatica. Permette di comprendere a livello esperienziale il paziente e di agire per uscire dalla competizione.
Altra possibilità è l’idealizzazione del terapeuta da parte del paziente. Il terapeuta non deve entrare nella pena perché fa sentire umiliato il narcisista. Non è questa la via, il terapeuta deve cogliere gli aspetti rispettabili e stimabili che il paziente fa di tutto per nascondere. Esprimere rispetto e stima per il paziente consente d’arrivare al rispetto reciproco.

Nell’alleanza terapeutica il terapeuta può diventare spettatore della bravura del paziente che ovviamente si sente perfetto.
Per via della mancanza d’agentività chiede spesso soluzioni pratiche in un assetto passivo-aggressivo.
Entrambi gli aspetti sono presenti e quindi oscillano fra sentirsi a posto e chiedere soluzioni.
Manca il dialogo interiore che permette la consapevolezza di sé.

Come si affronta in terapia: con la tolleranza e l’uso del contratto terapeutico nel senso d’incoraggiare il dialogo col terapeuta che poi diventa dialogo interiore.
• Lo scopo della terapia non è l’umiltà, anzi può frammentarli.
Dobbiamo essere consapevoli del ruolo protettivo della grandiosità.
• Favorire e validare sentimenti depressivi rispetto a fallimenti e perdite. Vanno colte espressioni tristi.
• Favorire accesso ai bisogni affettivi cogliendo anche le espressioni tristi che vanno evidenziate.
Oltrepassare gli aspetti giuridici per arrivare al bisogno emotivo: non è un diritto essere amati ma un bisogno. Se la partner non ci ama più non possiamo appellarci al diritto.
• Favorire la consapevolezza degli stati di vuoto e della loro rilevanza rispetto alla grandiosità. La grandiosità serve a dare un senso, a sentirsi qualcuno. A voler essere riconosciuti ed essere orgogliosi di sé.
• Favorire la consapevolezza della pervasività del disprezzo e del suo ruolo nel creare cicli interpersonali. Spesso è il disprezzo che allontana.
• Favorire la consapevolezza della mancanza di distanza fra sé reale e ideale, e di come questo porti a non sforzarsi, a non pianificare e agire. È un handicap reale, è necessario avere una rappresentazione di sé migliore di sé da perseguire. Altrimenti si rimane inerti, paralizzati ad attendersi che il mondo si adatti a sé.
• Favorire la consapevolezza dei tratti passivo aggressivi legati alla non agentività e alla conseguente dipendenza. E discuterne quando si manifesta nella relazione terapeutica.
• Costruire un piano integrato del funzionamento complessivo. Escono dalla terapia migliorati clinicamente e consapevoli dei loro meccanismi interiori.
Di solito i narcisisti non provano piacere reale, sono dominati dal cercare conferma alla grandiosità.

Cosa terrorizza davvero un narcisista

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I narcisisti sul sentiero di guerra sembrano davvero spaventosi. Sono implacabili, folli e rimangono imperturbabili quando li smascheri, inoltre sono maniacalmente decisi a distruggerti.
Lo fanno in una varietà di modi: con assalti al tuo carattere, alla tua salute mentale, emotiva e fisica, minano pure la tua stabilità e capacità finanziaria. Nel renderti sempre più sottoposto al loro controllo, i narcisisti cercano di fare il deserto intorno, allontanandoti dalle persone più importanti per te.

Quelli di noi che non sono narcisisti non riescono nemmeno a immaginare di pensare in questo modo, figuriamoci eseguire tali atti. Ci arrovelliamo di fronte all’impatto del loro comportamento vizioso, crudele e insensato. Non capiamo come le nostre presunte azioni possano meritare la punizione che il narcisista ci infligge.
Potresti sentire che il narcisista è un “terminator” inarrestabile, e qualcuno da cui non potrai mai liberarti, qualsiasi cosa tu faccia. Naturalmente, questo porta una terribile sensazione di impotenza.
Eppure, in realtà, possiedi un superpotere di cui il narcisista è letteralmente terrorizzato!

Dove c’è luce non c’è oscurità
Nella nebbia dell’abuso narcisistico, è molto difficile calmare la mente confusa e ossessionante, inoltre vivi in ansia per quello che è successo in passato, per quello che sta succedendo ora e per quello che potrebbe succedere in futuro.
La tua mente può pensare solo all’interno della “larghezza di banda” del tuo trauma interno: questa metafora aiuta a chiarire lo stato in cui ti trovi.
E in realtà chiudere la relazione con un narcisista è più SEMPLICE di quanto pensi! Infatti, così come quando si accende una luce in una stanza, il buio non c’è più – semplicemente non esiste – allo stesso modo quando incarni la tua luce nessuno può infiltrarti con l’oscurità. In questo spazio il narcisista PERDE il controllo su di te.
I narcisisti sono vampiri energetici e scelgono le loro prede con attenzione, sono persone empatiche, con una bassa autostima che le rende sempre pronte a mettersi in discussione. Quando invece si rafforza l’autostima e si riprende il proprio potere personale, il vampiro tenderà ad allontanarsi.

Cos’è la tua luce?
La tua Luce è il tuo sé autentico, lo stato naturale del tuo essere, senza traumi, limitazioni e oscurità. Per controllarti e avere il sopravvento, il narcisista ha bisogno di lavorare con le tue “ombre”, cioè le tue insicurezze, ferite e sofferenze. Sono proprio le tue ferite interiori che ti fanno credere che l’opinione e il comportamento del narcisista plasmino la tua vita interiore ed esteriore.
Ma se lavori per guarire queste ferite e dipendenze interiori vedrai che, quando diventerai semplicemente e pienamente te stessa, non sarai più influenzata dalle parole e dalle cattiverie del narcisista.
Piuttosto, sarai semplicemente una LUCE splendente che non gioca alcun ruolo nella narrazione del narcisista. Non avrai più bisogno di discutere, giustificare o partecipare e potrai dedicarti a una vita piena.

Quanto è oscura l’oscurità del narcisista?
La tua Luce è l’esatto opposto dell’oscurità che è il Falso Sé del narcisista.
La psiche narcisista può contenere cose come gli attaccamenti dell’ego alla notorietà, ai beni, al sesso, all’attenzione, alla manipolazione, alla crudeltà, allo sfruttamento degli altri, all’invidi e alla vendetta.
Se sei luminosa, la spazzatura narcisistica non è più la tua realtà. Stai irradiando la tua Luce e creando la tua vita indipendentemente da ciò che il narcisista sta o non sta facendo.
Il modo in cui questo si ottiene è onorando il tuo vero sé, rivolgendoti verso l’interno per rilasciare tutti i traumi che accompagnano l’abuso narcisistico.

Per esempio, l’incredulità di tanta malvagità e malizia, lo strazio che qualcuno che dichiara d’amarti possa trattarti come il nemico senza nessuna clemenza. Il narcisista che diventa “Non la tua realtà” si ottiene rilasciando qualsiasi emozione negativa – inclusa la paura, la confusione e qualsiasi altra emozione interna di energia densa che NON è Luce perché non ti fa sentire bene.
Il narcisista ama quando sei nella paura, nel dolore, nell’insicurezza, nella confusione e nel trauma. Perché allora sei più facilmente preda del narcisista e fonte della sua energia. Infatti un narcisista viene energizzato dalle emozioni negative e dalle tue ferite emotive.

La luce vince
La battaglia con un narcisista è spirituale, infatti non può essere vinta logicamente e con “normali strategie umane” (oh ragazzi, non ci abbiamo provato tutti con tutto quello che avevamo!?).
Liberarsi da un narcisista è un processo energetico basato sul liberarsi dalla propria paura interiore, dolore ed emozioni negative, riempiendosi della propria identità luminosa.
Il narcisista è terrorizzato da chi diventa pienamente calmo, distaccato, capace ed efficace, inorridisce davanti a chi non lo teme.
Una persona centrata che vive la propria vita indipendentemente da ciò che il narcisista cerca di fare, lo fa impazzire.
La presenza del tuo Vero Sé li mette di fronte alla realtà che passano tutta la vita ad evitare, cioè: “Sono difettoso e inaccettabile”.
Per questo devono allontanarsi. Non possono stare intorno a voi. Sono troppo esposti nella vostra radiosità.
Devono cercare un’altra persona che non sia nel proprio Sé autentico per prendere le sue risorse e la sua Forza Vitale di modo da rifornirsi narcisisticamente e sentirsi potente.

Come ci si riempie della propria luce?
Riempirsi di Luce e mantenere la propria vera identità non è qualcosa che si può solo decidere logicamente di fare.

Non puoi semplicemente decidere di essere guarita lasciando andare il desiderio che il narcisista sia gentile, si comporti decentemente, dica la verità, restituisca i soldi, tratti i figli con rispetto, o accetti un accordo gentile e premuroso per quanto riguarda la proprietà e la custodia.
Serve un lavoro interiore per rilasciare il tuo trauma e riempire quegli spazi con la Luce per davvero.
Allora non sarai più innescato, non sarai più deragliata dall’ansia e dalla depressione e non dovrai più nasconderti dalla tua vita autentica.
Piuttosto, potrai andare avanti con presenza e centratura, sapendo che la vita non dipende più dal narcisista in nessuna forma, e rimanendo quasi imperturbabile davanti a qualsiasi cosa il narcisista cerchi di fare emotivamente per farti tornare di nuovo in suo potere.
Questo spaventa i narcisisti.
Non lo sopportano
Il narcisista è terrorizzato dal TUO Sé autentico. Infatti, un sé oscuro può operare contro di te solo con il tuo consenso, è importante riconoscere che il tuo consenso non è verbale e nemmeno logico ma energetico.
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Narcissists on the warpath seem really scary. They are relentless, insane and remain unfazed when you expose them, and they are maniacally determined to destroy you.
They do this in a variety of ways: with assaults on your character, your mental, emotional and physical health, they even undermine your financial stability and capacity. In making you more and more subject to their control, narcissists try to make a desert around you, distancing you from the people who are most important to you.

Those of us who are not narcissists cannot even imagine thinking this way, let alone performing such acts. We agonise over the impact of their vicious, cruel and senseless behaviour. We don’t understand how our supposed actions deserve the punishment the narcissist inflicts on us.
You may feel that the narcissist is an unstoppable “terminator”, and someone you can never get rid of, no matter what you do. Naturally, this brings a terrible feeling of powerlessness.
Yet, in reality, you possess a superpower that the narcissist is literally terrified of!

Where there is light there is no darkness
In the fog of narcissistic abuse, it is very difficult to calm your confused and obsessive mind, you also live in anxiety about what happened in the past, what is happening now and what might happen in the future.
Your mind can only think within the ‘bandwidth’ of your internal trauma: this metaphor helps to clarify the state you are in.
And actually ending the relationship with a narcissist is more SIMPLE than you think! For just as when you turn on a light in a room, the darkness is gone – it simply doesn’t exist – in the same way when you embody your light no one can infiltrate you with darkness. In this space the narcissist LOSES control over you.
Narcissists are energetic vampires and choose their prey carefully, they are empathic people with low self-esteem which makes them always ready to question themselves. However, when you strengthen your self-esteem and regain your personal power, the vampire will tend to move away.

What is your Light?
Your Light is your authentic self, the natural state of your being, without trauma, limitations and darkness. In order to control you and have the upper hand, the narcissist needs to work with your “shadows”, i.e. your insecurities, wounds and suffering. It is precisely your inner wounds that make you believe that the narcissist’s opinion and behaviour shapes your inner and outer life.
But if you work to heal these inner wounds and addictions you will see that when you become simply and fully yourself, you will no longer be influenced by the words and nastiness of the narcissist.
Rather, you will simply be a shining LIGHT that plays no part in the narcissist’s narrative. You will no longer need to argue, justify or participate and you will be able to devote yourself to a full life.

How dark is the darkness of the narcissist?
Your Light is the exact opposite of the darkness that is the narcissist’s False Self.
The narcissist psyche can contain such things as ego attachments to fame, possessions, sex, attention, manipulation, cruelty, exploitation of others, envy and revenge.
If you are luminous, narcissistic rubbish is no longer your reality. You are radiating your Light and creating your life regardless of what the narcissist is or is not doing.
The way this is achieved is by honouring your true self, turning inward to release all the trauma that accompanies narcissistic abuse.

For example, the disbelief of so much evil and malice, the heartbreak that someone who claims to love you can treat you like the enemy without any leniency. The narcissist becoming “Not Your Reality” is achieved by releasing any negative emotion – including fear, confusion and any other internal emotion of dense energy that is NOT Light because it does not make you feel good.
The narcissist loves it when you are in fear, pain, insecurity, confusion and trauma. Because then you are more easily prey to the narcissist and the source of his energy. In fact, a narcissist is energised by negative emotions and your emotional wounds.

Light wins
The battle with a narcissist is spiritual, in fact it cannot be won logically and with “normal human strategies” (oh boy, didn’t we all try that with everything we had!?).
Freeing yourself from a narcissist is an energetic process based on freeing yourself from your inner fear, pain and negative emotions, filling yourself with your own glowing identity.
The narcissist is terrified of those who become fully calm, detached, capable and effective, horrified at those who do not fear them.
A centred person who lives his life independently of what the narcissist is trying to do drives him crazy.
The presence of your True Self confronts them with the reality they spend all their lives avoiding, namely: “I am defective and unacceptable”.
That is why they have to move away. They cannot be around you. They are too exposed in your radiance.
They have to look for another person who is not in their authentic Self to take their resources and their Life Force so that they can narcissistically replenish themselves and feel powerful.

How do you fill yourself with your own Light?
Filling yourself with Light and maintaining your true identity is not something you can just logically decide to do.

You cannot simply decide to be healed by letting go of the desire for the narcissist to be kind, behave decently, tell the truth, return money, treat children with respect, or agree to a kind and considerate arrangement regarding property and custody.
It takes inner work to release your trauma and fill those spaces with Light for real.
Then you will no longer be triggered, no longer be derailed by anxiety and depression, and no longer have to hide from your authentic life.
Rather, you will be able to move forward with presence and centredness, knowing that life is no longer dependent on the narcissist in any form, and remaining almost unflappable in the face of whatever the narcissist tries to do emotionally to get you back into his power again.
This frightens narcissists.
They can’t stand it
The narcissist is terrified of YOUR authentic self. In fact, a dark self can only operate against you with your consent, it is important to recognise that your consent is not verbal or even logical but energetic.

La Vergogna nel trattamento bioenergetico

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Lavorando con il corpo, ci occupiamo moltissimo di vergogna. Per Reich l’emergere della sensazione di vergogna era l’indicatore primario dell’esistenza di un blocco. Inoltre, uno degli ostacoli al lavoro corporeo è spesso un sentimento di vergogna che ostacola l’esplorazione del vissuto corporeo ed emotivo.
Phil Helfaer nel suo lavoro “Sex and Self-Respect, The Quest for Personal Fulfillment (1998) affronta la questione della vergogna in una prospettiva bioenergetica- Per Helfaer il rispetto di sé è un concetto corporeo che permette di comprendere il sentimento della vergogna.

Il rispetto di sé, per Helfaer, non è un concetto psicologico. Il rispetto di sè significa essere in contatto con i propri sentimenti e con i propri stati corporei, permettendosi di lasciarsi guidare da essi. E’ espressione della vitalità e dello scorrere della propria energia vitale. Riflette la capacità di essere pienamente in contatto con se stessi e con il mondo esterno. La nostra capacità di rispettarci può però essere sopraffatta da richieste irrealistiche e da immagini grandiose. Può essere minato da sentimenti di bassa autostima, come da altre sfumature della vergogna: l’odio di sé, umiliazione, senso di fallimento, di inadeguatezza e di mancanza di indipendenza.

La vergogna è un’esperienza universale. Tutti l’abbiamo provata. Sappiamo cosa vuol dire provare sentimenti di inutilità, scarsa auto-stima, fallimento e sensazione di inadeguatezza. Sappiamo cosa significa sentire di non appartenere a niente e a nessuno, sentirci esclusi, sentire di aver perso le nostre relazioni importanti. Sappiamo cosa significa provare vergogna per la nostra condotta, per i nostri desideri ed il nostro comportamento. Sappiamo cosa significa vergognarci del nostro corpo o di parti del nostro corpo, della nostra sessualità, dei nostri desideri. Sappiamo cosa significa desiderare di sprofondare nella terra o sparire.

Psicodinamica della Vergogna
La vergogna riflette la conseguenza del fallimento nell’incontrare gli obiettivi e le aspettative dell’ideale dell’Io.
Una caratteristica della vergogna, che rende difficile elaborarla, è che raramente viene esplicitata. “La vergogna porta a nascondersi per paura di rendere il proprio Sè inaccettabile”. Spesso ciò che emerge sono le difese strutturate rispetto alla vergogna: rabbia, disprezzo, invidia, depressione, ipocondria. Anche i tratti caratteriali di arroganza, superiorità, così come la grandiosità, sono difese ben conosciute contro la vergogna.

Tradurre in realtà corporee quotidiane
I fallimenti genitoriali nel rispondere ai bisogni del bambino in modo facilitante portano allo sviluppo di un Ideale dell’Io incongruente con il Sè reale, corporeo del bambino. Ideali ed obiettivi irrealistici si sviluppano come compensazione e così lo sviluppano una vulnerabilità narcisistica rispetto alla vergogna. In aggiunta, l’adulto cresciuto da un tale bambino proverà vergogna rispetto ai propri bisogni infantili.


Prospettive bioenergetiche sulla vergogna
La prospettiva bioenergetica porta l’attenzione alla vergogna corporea, una vergogna che pervade l’identità, in cui le parti del corpo e le espressioni corporee sono vergognose. Nei sogni la vergogna si esprime spesso attraverso l’immagine di essere nudi in pubblico, specialmente con la parte inferiore del corpo, i genitali e la parte posteriore, esposti.
Spesso rimaniamo ancorati a ideali inarrivabili formatisi nell’adolescenza o perfino prima e, nella maturità siamo annientati dalla frustrazione per una realizzazione che temiamo – o sappiamo – non raggiungerà mai. A questo punto la vulnerabilità per le esperienze di deprivazione subite nell’infanzia aumenta.

Aprire nuove possibilità
Tutto questo apre nuove possibilità. Se gli ideali e gli obiettivi della maturità non si realizzano, lasciando un vuoto, la persona matura può, rispettandosi, trovare una maggiore connessione con il Sè corporeo anche nell’ esperienza di vuoto. Senza il rispetto di sé, il vuoto lasciato dal crollo degli ideali può condurre alla depressione; finché non ristabiliamo la connessione con il corpo non possiamo stabilire aspettative più ragionevoli.

Nuove possibilità si possono aprire nel movimento, visto che la vergogna porta – sempre – una riduzione della mobilità corporea. Più precisamente, mi riferisco al movimento che si verifica nello stato di piacere, di eccitamento e di sintonizzazione. E’ un movimento pulsatorio di base del corpo e dei suoi tessuti. Questo movimento è vita e quando si ferma la vita stessa si ferma. Pertanto il bambino che si vergogna, umiliato, si ritira, collassa. Al contrario, il bambino che è visto ed apprezzato, che è sostenuto energeticamente è dritto, vivace e sicuro di sè. Il brusco passaggio dall’eccitamento espansivo, sicuro di sè, alla contrazione vergognosa può essere all’origine della malattia somatica presente nella nostra vita.

Il modello di Helfaer
Per Helfaer la vergogna si sviluppa come risposta sistemica all’esperienza di umiliazione o abbandono cronico del bambino. In questo caso, la vergogna diventa parte di un sistema di credenze che possono anche sembrare indefinite ed inarticolate, ma sono comunque reali per l’individuo. Queste idee, queste credenze, hanno il compito di spiegare all’individuo il proprio dolore. Si potrebbe dire che, in questo caso, la mente segue il corpo. In ogni caso, l’esperienza di vergogna è integrata nella personalità o carattere. La contrazione cronica dell’esperienza precoce di vergogna è il fondamento per costruire e mantenere questo sistema.
Le esperienze precoci di vergogna si verificano all’interno del contesto dei legami vitali del bambino e strutturano un sistema di odio di sè che diventa la risposta del bambino al fallimento dei propri tentativi di connettersi, di ricostruire la relazione vitale come dovrebbe essere, di costruire l’amore e l’amabilità. Sono tentativi di ricostruire un Sè coesivo a partire da una esperienza di frammentazione.

Vergogna e sessualità
Lo sviluppo dell’identità sessuale può essere suddiviso in tre stadi principali. Nel primo stadio, che coinvolge il bambino nella relazione materna, il bambino può sviluppare una sensazione di essere “della specie” umana, la stessa specie materna. Lo stadio intermedio è quello che viene usualmente chiamato il periodo edipico. Il terzo stadio si verifica nell’adolescenza. Qui, la sfida è l’integrazione all’interno del Sè del desiderio sessuale e di una percezione di un corpo sessualmente maturo in modo tale che il giovane sia in grado di funzionare nel mondo sociale scegliendo un compagno e permettendosi di essere scelto.

Ognuno di questi stadi ha diverse possibilità in termini di sviluppo della vergogna. L’identificazione con i genitali, quando è interrotta da abitudini sessuali negative, moralistiche, imbarazzanti e rifiutanti, esita nella vergogna genitale e nella castrazione. Helfaer definisce la qualità della vergogna che può insorgere in adolescenza come rovina sessuale, sensazione di imperfezione, di essere oggetti troppo svalutati per essere scelti o per essere liberi di scegliere un compagno.

L’umiliazione, un aspetto dell’esperienza di vergogna, merita speciali considerazioni, perché è particolarmente devastante. L’umiliazione è considerata da Morrison come “quella speciale forma di vergogna sperimentata in un contesto interpersonale” e l’internalizzazione di questa esperienza produce un “oggetto interno persecutorio”. La formazione del Sé ideale è intessuta da esperienze di vulnerabilità alla vergogna. Con l’umiliazione, si sviluppa un oggetto interno persecutorio.

Trattamento
Morrison afferma succintamente, “Se l’antidoto per la colpa è il perdono quello per la vergogna è l’accettazione di Sè, nonostante le debolezze, i difetti e i fallimenti”. L’atteggiamento di accettazione del terapeuta si colloca nel più ampio contesto del rispetto per la condizione, i sentimenti e la realtà del corpo così come questo è nel momento presente. È questo atteggiamento che conduce al rispetto di sé alla base dell’auto-accettazione.
Morrison descrive la psicoterapia della vergogna: “Un’immersione empatica protratta nello stato sensoriale di ogni paziente…solitamente rivelerà profondi e dolorosi sentimenti di vergogna…La loro scoperta, l’elaborazione e la definitiva realizzazione che terapeuta e paziente possono accettarli allo stesso modo, rappresenta il fattore curativo principale per ogni trattamento riuscito. Nel raggiungere questo obiettivo, i terapeuti dovrebbero essere aiutati e guidati dal riconoscimento, tramite una identificazione virtuale, del loro personale fallimento nel raggiungere gli obiettivi e nel realizzare ambizioni ed ideali. In breve, l’invito è a confrontarsi con i propri fallimenti e con la vergogna e il dolore che l’accompagnano.”
La natura distintiva della bioenergetica porta immediatamente la vergogna al centro della relazione terapeutica: la sua essenza può essere catturata dalla frase “vedere la persona”. Il lavoro con il corpo è basato su una disciplina del guardare e vedere con il contatto. Dal momento che c’è un qualsiasi tipo di propensione alla vergogna, sarà facilmente ed alle volte subito stimolata dalla consapevolezza degli occhi del terapeuta, vissuto dal paziente come il proprio “occhio rivolto all’interno”.

Il guardare e l’osservare rispettosi devono essere basati sulla profonda accettazione da parte del terapeuta di sé stesso ad un livello corporeo, un’accettazione che sarà registrata dal cliente come un senso di rispetto che traspare nel suo modo di guardare e di stare in contatto. A questo punto il lavoro energetico può essere indirizzato ad aiutare il paziente a costruire un senso di rispetto del proprio corpo che sosterrà l’esplorazione del proprio movimento.
L’analisi bioenergetica, per sua natura, può anche accedere immediatamente e direttamente ad un altro aspetto dell’esperienza di vergogna. Come notato prima, la vergogna ha elementi cognitivi ed emotivi. L’aspetto cognitivo del sistema di vergogna è un insieme di credenze, fantasie, immagini ed idee, che definiscono cosa “Dovrebbe essere” il Sè e con cosa si dovrebbe misurare. Le dolorose emozioni di vergogna sono esperienze corporee. Il sistema emotivo e quello di credenza, il sentimento e gli ideali hanno bisogno di essere separati l’uno dall’altro. Questa separazione comincia dal momento in cui il corpo diventa il punto centrale.
Nella nostra vergogna viviamo nella delusione. La delusione consiste nel fatto di provare una sensazione orribile perché non abbiamo soddisfatto questo e quest’altro ideale.
E’ molto difficile abbandonare le aspettative irrealistiche del Sè rappresentate nella “immagine del Sè ideale”. Che cosa lo rende così difficile? Perchè insistiamo in questo modo sul nostro senso di fallimento e di imperfezione? Queste domande si trovano nella fantasia e nell’irrealtà, tuttavia possono dominare la personalità, anzi, dominare una vita intera. Portano la nostra attenzione sul fatto che non ci stiamo relazionando semplicemente con una “emozione” di vergogna, ma con un sistema di vergogna o con un sistema di odio di sè; e questi sono aspetti del carattere.
Qui, il lavoro bioenergetico dà il suo contributo unico al trattamento influenzando specifici aspetti del funzionamento somatico. Questi includono la tensione muscolare, la respirazione bloccata, il trattenere l’espressione emotiva e lo squilibrio delle risposte del sistema nervoso autonomo. Comunque, mentre un intervento bioenergetico è molto specifico nel modo in cui influenza una funzione corporea, la persona resta il centro del lavoro e la mancanza di contatto è sempre il tema energetico sottostante.
La terapia bioenergetica porta l’attenzione anche alla sovraeccitazione del sistema nervoso simpatico, incoraggiando un equilibrio con il sistema parasimpatico. L’obiettivo terapeutico è la regolazione. Una regolazione dell’iper-attivazione si può ottenere attraverso la respirazione ritmica profonda, il pianto e la scarica espressiva della rabbia. In altri casi, con il trauma, è il parasimpatico ad essere sovra-attivato. Lo shock, il congelamento e i sintomi gastro-intestinali ne possono essere un esempio. Anche la depressione e l’ansia, in modi diversi, rappresentano lo squilibrio e la sovraeccitazione sia del sistema nervoso simpatico sia di quello parasimpatico, così come altri disturbi del sistema nervoso centrale e di quello ormonale. Il lavoro energetico in questi casi si focalizza, in modi differenti, sulla “regolazione verso il basso”.

Questione di Relazione
Nel condividere empaticamente l’esperienza del paziente attraverso i livelli di difesa, le esperienze dolorose di vergogna e le loro origini vengono toccate caratteriologicamente ed energeticamente. Il lavoro energetico si sintonizza con le emozioni dolorose, favorendo il respiro che libera il pianto ed il dolore, tra gli altri processi, e favorisce la guarigione delle contrazioni dolorose e delle emozioni correlate, permettendo lo svilupparsi e il consolidarsi di un atteggiamento rispettoso nei confronti di se e dei propri limiti.
Le relazioni di coloro che sperimentano vergogna, umiliazione o di odio di sè, sono inevitabilmente gravate da identificazioni proiettive. Ciò che è dentro viene messo fuori e ciò che è fuori è poco più che un palcoscenico per mettere in atto il dramma interiore. Il risultato esperienziale è l’infelicità intrisa di confusione. C’è confusione perché ricerchiamo eventi, scene ed episodi relazionali che offrano il palcoscenico esterno per rivivere le esperienze dolorose di vergogna e di odio di sè che emergono da fonti interiori.
L’intenzione della terapia è aiutare il paziente ad essere in contatto con l’esperienza interiore. Ristabilendo un contatto più profondo con se stesso, le parti alienate e l’energia impiegata nell’estraniamento e nelle proiezioni può essere nuovamente investite nel Sè.
Qui, il contributo della bioenergetica è di aiutare il soggetto a trovare ed a correggere il proprio movimento, a liberare la pulsazione dalle restrizioni caratteriali ad un livello di atteggiamento ed energetico.

E’ molto importante notare che rispettarsi, non significa non sentire la vergogna o il dolore. Al contrario, è la predisposizione nei confronti del Sè che permette di sentire e di “sopportare” la vergogna ed il dolore. Permette di sopportare le emozioni piuttosto che sopportare gli effetti della lotta contro di essi. Nel sopportare la vergogna, possiamo, in un certo senso, completare un’esperienza, sentirla dall’inizio alla fine. Possiamo guardare alle origini della vergogna all’interno della nostra personalità e della nostra storia. Anche questo prepara il terreno per l’auto-accettazione, l’antidoto alla vergogna, l’accettazione del proprio Sè con i suoi limiti e i suoi fallimenti

adattato dal testo
© a cura di Nicoletta Cinotti

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